Madre di 56 anni dona l'utero alla figlia venticinquenne

MILANO - Se Sara Ottosson avrà un figlio, il bambino verrà alla luce dopo 9 mesi passati nel medesimo utero da cui è nata la stessa Sara. Un intervento pionieristico sta per essere effettuato in Svezia: protagonista Eva Ottosson, una svedese di 56 anni che vive in Gran Bretagna e che ha deciso di donare il suo utero alla figlia. Eva, la madre, ha accettato di sottoporsi all'operazione per dare a Sara, che ha 25 anni e vive a Stoccolma una possibilità di diventare mamma.

UNA RARA SINDROME - Sara è nata con una rara condizione, la sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser che colpisce una donna su cinquemila: i suoi organi riproduttivi non si sono mai sviluppati. L'operazione ha un solo precedente nella storia della medicina: nel 2000 un utero di una donna di 46 anni venne trapiantato a Gedda in in Arabia Saudita a una paziente di venti anni più giovane che l'aveva perso dopo il parto a causa di una violenta emorragia. L'intervento, riportato sulla rivista International Journal of Gynechology and Obstetrics, era stato solo un parziale successo: l'organo aveva resistito per 99 giorni grazie alle terapie anti-rigetto ma alla fine era stato espiantato a causa di una trombosi vascolare acuta. Da allora le tecniche sono migliorate e il team di chirurghi di Goteborg è convinto che sarà un successo: Sara, che vive e lavora a Stoccolma, e la madre, venuta da Nottingham, fanno parte di un piccolo gruppo di donne scelte per l'esperimento.

«MIA FIGLIA NE HA PIÙ BISOGNO» - Eva non ha avuto dubbi quando si è trattato di fare il primo passo: «Sara ne ha più bisogno di me. Io ho avuto due figli, dunque quest'utero mi ha servito bene». Se la procedura avrà successo la giovane donna potrà produrre ovuli che verranno fertilizzati in vitro con lo sperma del compagno e poi reimpiantati nell'utero donato dalla madre. La giovane non si è detta preoccupata per le implicazioni etiche del trapianto: «Insegno biologia e per me è un organo come un altro. Quel che mi preoccupa è che mia mamma dovrà sottoporsi a un grosso intervento».

OPERAZIONE COMPLESSA -Mats Brannstrom, che guida l'equipe medica di Goteborg, ha detto al Telegraph che il trapianto di utero è una delle operazioni più complesse nel settore chirurgico: «Tecnicamente è molto più difficile di un trapianto di reni, fegato o cuore. Ci sono rischi di emorragie e devi assicurarti di avere vasi sanguigni lunghi abbastanza per effettuare le connessioni». Se dopo un anno l'organo trapiantato ha retto al rigetto e mostra di funzionare adeguatamente, si potrà procedere all'inseminazione artificiale. Il parto avverrà attraverso il taglio cesareo e, dopo che avrà esaurito il suo compito, l'utero verrà rimosso dall'addome della paziente (Fonte: Ansa)